Una delle domande più comuni in farmacia riguarda l’uso dei probiotici durante una cura antibiotica. Molti pazienti chiedono se siano davvero utili: la risposta è sì, e in questo articolo vediamo in modo semplice perché.
Perché l’antibiotico può dare problemi
L’antibiotico viene prescritto per trattare infezioni batteriche e non virali. Il suo compito è quello di eliminare il microrganismo patogeno responsabile dell’infezione (mal di gola batterica, bronchite, polmonite…).
Il problema è che, oltre al batterio “cattivo”, l’antibiotico colpisce anche parte della flora batterica commensale, cioè il nostro microbiota, ricco di microrganismi “buoni”.
Gli effetti più comuni si presentano a livello intestinale e quando questa flora si altera, alcuni batteri normalmente innocui possono proliferare e causare disagio intestinale.
I sintomi più comuni sono:
- gonfiore
- meteorismo
- digestione lenta
- riduzione della produzione di acidi grassi a catena corta
- diarrea da antibiotico (piuttosto frequente)
Nelle donne, inoltre, l’alterazione del microbiota può favorire candidosi e vaginiti.
Perché usare probiotici durante la terapia antibiotica
I probiotici – che non includono solo i fermenti lattici tradizionali ma tutti i microrganismi buoni capaci di colonizzare l’intestino – aiutano a:
- ripristinare l’equilibrio del microbiota
- ridurre il rischio di diarrea da antibiotico
- limitare la crescita eccessiva di batteri opportunisti
- sostenere il sistema immunitario
Ma non tutti i probiotici sono uguali.
Saccharomyces boulardii: il probiotico resistente più usato
Il Saccharomyces boulardii non è un batterio, ma un lievito. Essendo un fungo, è naturalmente resistente agli antibiotici, quindi può essere assunto negli stessi giorni della terapia.
I suoi principali benefici:
- Inibisce la crescita di patogeni come E. coli, Staphylococcus, Shigella, Salmonella, Pseudomonas e Candida albicans
- Favorisce la sintesi delle vitamine del gruppo B
- Riduce il rischio che i normali saprofiti intestinali diventino patogeni
- Supporta la risposta immunitaria
Si trova in bustine, capsule o flaconcini.
Si assume a stomaco vuoto o 15 minuti prima dei pasti.
Bacillus clausii
Il Bacillus clausii mostra una buona resistenza verso molti antibiotici usati comunemente, come:
- penicilline (tranne quelle associate a inibitori delle beta-lattamasi)
- cefalosporine (resistenza parziale)
- tetracicline
- macrolidi
Anche in questo caso l’obiettivo è riequilibrare la flora e prevenire disturbi gastrointestinali.
Probiotici nei bambini: si possono usare?
Sia Saccharomyces boulardii che Bacillus clausii sono utilizzabili anche nei bambini, ovviamente con posologia adeguata all’età.
Conclusione: sì, i probiotici con l’antibiotico servono
L’associazione tra antibiotico e probiotico è utile perché:
- protegge il microbiota
- riduce gli effetti collaterali intestinali
- supporta la salute generale durante la terapia
La scelta del tipo di probiotico e del momento di assunzione fa davvero la differenza.
Se usi probiotici non resistenti, distanziali dall’antibiotico di 2–3 ore.
Se hai dubbi su quale probiotico scegliere, puoi scrivermi nei commenti o cliccando sul simbolo di whatsapp in basso a destra!
Scritto da Sebastiano Astrelli – Farmacista
Sono Sebastiano, farmacista laureato e appassionato di divulgazione chiara e affidabile.
Ogni giorno lavoro a contatto con le persone e conosco bene i dubbi più comuni su farmaci, salute e benessere. Per questo ho creato Dotpillole, un blog dove spiego concetti complessi con parole semplici, senza allarmismi e con rigore scientifico.
Credo che la buona informazione possa davvero aiutare le persone a fare scelte più consapevoli sulla propria salute.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico.
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